sabato 2 marzo 2013

FUJI APPLE WORSHIP

a_second_ through_the_years

(thingstoburnrecs #05)

reviews!

http://musicwontsaveyou.com/
Fuji Apple Worship, ovvero di quando la provincia italiana accede, senza far rumore, a una dimensione internazionale. Si tratta di un quartetto trevigiano che già da qualche anno distribuisce le proprie tracce in maniera gratuita attraverso la rete e che, per la realizzazione di “A Second, Through The Years” si è avvalso del mastering di Taylor Deupree.
Non si pensi, tuttavia, che i trentacinque minuti di musica racchiusi nell’album vivano soltanto della luce riflessa dal nome del prestigioso “padrino”, poiché la proposta della band veneta presenta tratti sufficientemente delineati, che ne elevano le sei composizioni a immaginarie colonne sonore elettro-acustiche, sospese tra terra e cielo, tra placidi paesaggi di un naturalismo ambientale, dense saturazioni sonore e un brulicante substrato melodico.
Mentre infatti l’incipit “Afternoons Are Still Quite The Same” descrive una morbida ambience solcata da tessere sonore irregolari, l’imprevedibile affacciarsi dell’elemento vocale in “A Step Back” e “Single Girls Buy Double Beds” aggiunge, rispettivamente, obliqui scheletri melodici e claudicanti cadenze in bilico tra luminose screziature jazz e segmentazioni “post-“.
Le composizioni nelle quali la band trevigiana riesce ad esprimersi al meglio appaiono tuttavia le più lunghe e sinuose sinfonie ambientali (oltre ai nove minuti del brano iniziale, i quasi sette di “Blame It On The Correspondent, Not On The Writer” e gli otto della conclusiva “The Comfort Of Numbers”), le cui suadenti atmosfere si svolgono con lenta precisione, costellate da caldi riverberi e microsuoni, fino a sfiorare ipnotiche derive labradfordiane.
Scoperta piacevolissima e consigliata, in download a offerta libera via http://fujiappleworship.bandcamp.com/.

http://www.ambientexotica.com/ambrev184_fujiappleworship/

Fuji Apple Worship is a quartet of musicians spread across Europe whose music is hard to categorize in a definite way. It is a sad state of affairs that genre conventions are still postulated and intact in this decade, but that is the base I have to work with, so I best describe the band's latest six-track mini album A Second, Through The Years as a hybrid of guitar drones and distant, intricated Pop particles. Mastered by 12k's Taylor Deupree, released in January on Thingstoburn Records, available to purchase (name your price) and listen to in full at Bandcamp, A Second, Through The Years features the talent of Giovanni and Nicola on the guitar, drummer Simone together with his laptop as well as Solar_Plex's additional guitar and analogue synths. Giovanni is also part of the Belgian duo Tropic Of Coldness whose Commuting EP I reviewed, and it is the Brussels-based artist who contacted me via email to make me aware of this particular work. The backgrounds of the respecitive musicians already hint to an overt use of the guitar, but this is neither a strict Drone record, nor an artifact where the guitars are incessantly processed or altered. Their characteristic traits and textures are always perceptible for a reason: no post-processing takes place, no filters are applied, all six tracks have been recorded in one go as a single set, and only an unspecified amount of minor editing and overdubbing has been realized. Giovanni's vocals, for example, were not featured in the original recording session and thus added post hoc. The various tracks or sections are described by the band as movements, which is an explanation for the changing atmospheres, the capricious wideness and gentle mood shifts. The specific reason for the album title has not been given away, but I think I can offer fitting assertions over the course of this review.

The mini album launches with a decidedly melancholic or even resigning artifact which is, however, only true if you read the title in a pessimistic way,.......






venerdì 26 ottobre 2012

N E W
ALBUM 
RELEASES

***ANADARKO***

vivivenetovietnam EP 

 Anadarko è un trio di Trieste attivo da più di dieci anni e che propone un mix spacca-timpani di noise rock e post-hardcore.

“ViviVenetoVietnam EP” è l’ultimo lavoro del gruppo ed esce per la giovane Things to Burn Records, label nata dalle menti dei So.lo da Treviso.
Il dischetto in esame contiene cinque pezzi intrisi di dissonanze e distorsioni, ma anche di note di ottoni e momenti dilatati e free-form. Le influenze che traspirano dal lavoro sono molte, ma le più evidenti sono i compianti Sonic Youth (quelli più “nineties” di Goo) e gli indimenticabili Slint.
//RECENSIONIMANNARE//

Un trio, di quelli che fanno rumore. Che sfondano amplificatori, che bucano pelli di batteria, che strappano corde. Eccoli, gli Anadarko: tre persone dall’estremo nord del nostro paese. Estremi, non solo geograficamente. Un trio che in un pezzo solo, eggs per la precisione, mischia – senza problemi – incazzature in bilico tra noisecore e post-hardcore, rilassamenti post-rock e dettagli jazzcore buttati lì con affascinante disinvoltura. Ed è solo l’inizio di un EP intitolato vivivenetovietnam, il secondo della band. Una band che continuerà a dimostrare quanto sa essere cazzuta nella successiva money, divertendosi a fare post-hardcore, tra movimenti particolari e rumorismi sempre presenti.
//ACIDIVIOLA//




***BIG NUMBERS***
[1]
THINGSTOBURN RECS#04 
Primo album del duo drone formato da Zorbiter e Solar plex.
2 tracce , disquisizioni elettroniche, drones, chitarre e field recordings
sulle empiriche esperienze dell'uomo nei confronti dei grandi numeri.
cover serigrafata in casa
50 copie numerate


***ZORBITER***
TALES ABOUT DELAYS
THINGSTOBURN RECS#03
Secondo album solista,
3 tracce tra noise, malinconia, arpeggi e ritmiche di chitarra
passati in 6 delays, phasers, distorsori,
 tutto rigorosamente handmade
cover serigrafata in casa
50 copie numerate



***ZORBITER*** 
ZORBITER 1
RISTAMPA


terza ristampa del primo album Zorbiter,
7 tracce penzolanti tra harsh noise
e claustrofobica psicadelìa.
cover serigrafata in casa
30 copie numerate

domenica 19 febbraio 2012

  things to burn records #1
100 copie numerate
totalmente diy
so.lo
galvanica

  

 things to burn records #2
ZORBITER-zorbiter 1


ristampa del primo album industrial noise di Zorbiter
autoproduttore di tutta la strumentazione utilizzata, 
tempi scanditi da phaser, 
delays, distorsioni di vecchi nastri e cassette,
 7 tracce
 
" progetto nato nel 2008 da vecchie elettroniche fatte in casa, chitarre, anni 'X0, delay, ragazzi vestiti di grigio, polvere antiformiche, microfoni, carri cigolanti, rumore di industria, indipendenza del suono, cavi rotti , contatti ossidati, monofonìa, il motore della vespa, i ciclisti, 4 tempi, olio, diodi, problemi, noise, gesso, stupidi maledetti ingegneri, noise genrators impazziti vi ammutineranno, sale"

domenica 14 agosto 2011

kathodik

So.Lo 'Galvanica'
(Thingstoburn 2011)

Se si dovesse giudicare un disco da quello che viene solitamente chiamato packaging, e che gli appassionati amano definire cura editoriale, l’ep di esordio dei So.Lo sarebbe annoverato tra i migliori lavori del 2011: una fodera di stoffa nera, decorata a mano da schizzi di vernice bianca à la Pollock, chiusa da una lampo, che racchiude al suo interno una busta di cartone bianca serigrafata da schizzi di colore nero, e alla fine di questo gioco di scatole cinesi, il disco. Particolare nient’affatto banale, si dirà: giustamente, ma è una soddisfazione per gli occhi per l’ascoltatore e un motivo di vanto per l’artista aver creato un piccolo gioiello, tanto più prezioso quanto più raro, visto che il disco viene tirato dalla Thingstoburn Records in 100 copie.
Il disco, si diceva: non è quello che ci si aspetterebbe da tanto “preambolo”. Non solo perché qualitativamente si tratta di una lavoro molto onesto, energico, piacevole, ma che non sposta di molto gli equilibri artistici dell’indie italiano; ma anche perché a differenza della sua veste si presenta molto grezzo, in senso positivo si intende, immediato, sfrontato.
Siamo infatti nei territori di un noise che guarda in effetti dritto dritto agli anni ’90, sotto l’egida tutelare di Sonic Youth, Shellac e le ricette in fase di (non) produzione tipiche di uno Steve Albini. I So.Lo, essenziale duo veneto composto da Elvis Marangon alla chitarra e alla voce e Ilenia Conte ai tamburi, sfoderano un rock diretto, di impatto e soddisfacente. Un flusso slabbrato e duro, in cui le soluzioni, pur ridotte comprensibilmente all’osso di arrangiamenti scarni, evocano un’intensità a volte davvero pregevole.
Il noise di apertura di Kirchoff, tutto giocato tra i feedback chitarristici di Marangon e i marziali stop and go delle percussioni, non di rado vero elemento solistico del duo, dichiara subito le intenzioni valvolari della band, che tuttavia, nella successiva X-man, sfodera un ritmo ben più coinvolgente, e un canto quasi urlato, ai limiti dello screamo, che non può non richiamare alla mente le vorticose timbriche dei mai troppo compianti At the drive-in, complice anche la scelta della lingua inglese.
Il riff pungente e nervoso e le incursioni quasi marziali di Hands, come sporgenti all’infinito su un limitare claudicante, trascinano il brano in una fuga tra le esplosioni soniche di scuola Trans AM e i primissimi Blonde Red Head, mentre l’incedere rallentato e malato di Hyper-m conturba e prepara al meglio il terreno alla squadrata e rutilante Ttb, scortecciata marcia in crescendo, forse il miglior brano del lotto, vicino ai trascinanti pentagrammi dei conterranei Il Teatro degli Orrori.
Il copione post-core viene ribadito senza troppe variazioni da 3/4, prima che Refkim, ultimo tributo al genere, sospinga con non esagerata originalità l’ascoltatore verso la fine del disco. Che sicuramente verrà apprezzato da chi cerca ritmiche granitiche e riff nevrili, senza attendersi trame di particolare complessità o soluzioni troppo sperimentali. Anyway, play it loud.
Aggiunto: January 28th 2012
Recensore: Salvatore Passaretta
Voto:
Link Correlati: Thingstoburn Record Home Page
Hits: 52
Lingua: italian
copertinaCi sono tanti anni novanta in questo primo lavoro del duo chiamato So.lo. C'è il rumore, le chitarre e l'effettistica dei Sonic Youth, ci sono le urla di Cedric Bixler-Zavala degli At The Drive-In e c'è l'incedere, molte volte, degli Shellac. Tutto questo in sole sette tracce, per poco più di venti minuti. È questo Galvanica, primo ep totalmente autoprodotto dal duo. E quando dico totalmente, intendo a trecentosessanta gradi: dal fuori (l'artwork, a dir poco stupendo) al dentro. E questo "dentro" sarà lì, pronto a graffiarvi e colpirvi per lasciarvi scossi, di secondo in secondo. Un lavoro che alterna parti distorte e pesanti a parti un pò rilassate, addirittura psichedeliche (se pur per pochi secondi). Già da Kirchoff, primo pezzo, si sentono tutti questi elementi: un inizio lento, ma pesante che dopo un minuto si velocizza e poi si arresta, riparte per poi rallentare di nuovo. E la voce, pronta a urlare il testo, a volte lascia fiorire delle imprecisioni che, a fanculo tutto, rendono il risultato finale ancora più rumoroso. X-man è il vero manifesto della band, una cavalcata martellante di batteria e chitarra, con inciampi che - strano a dirsi - sanno essere lineari. Hands, invece, è un proiettile noise-punk sparato fino ai due minuti, che si ferma per fluttuare nell'aria per meno di sessamta secondi e poi esplode nel finale, sempre senza mai lasciare il nervosismo di base. E se prima parlavamo di inciampi, hyper-m è l'estrema dichiarazione d'amore del duo verso gli stop'n'go, portati all'ennesima potenza in meno di due minuti chiaramente noise-rock. Ttb è un altro di quei momenti tipici dei So.Lo: batteria e chitarra nervosi, veloci, cavalcanti, che sanno essere interrotti solo dagli interventi della voce, col suo testo urlato e ripetuto. E come può un gruppo non math-rock riuscire a ricordare i gruppi siciliani del genere? basta ascoltare 3/4, e capirete. I momenti noise degli Uzeda, gli stop'n'go ripetuti e il finale come "valzer mentre si è mangiati dalle mosche" dovrebbero incuriosirvi abbastanza per concedere un ascolto. Il finale è affidato ad una traccia (refkim) molto vicina all'iniziale: stessa, perfetta, combinazione di batteria e chitarra, ad inseguire il testo urlato. Un gruppo, i So.Lo, cresciuto a latte, biscotti e Steve Albini. E non è un male visti i risultati, anzi...
parole e musica di duebambini.
registrato sabato, 13 agosto 2011 alle ore 23:49.